LE PIANTE AROMATICHE: VASO O PIENO CAMPO ?

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Le aromatiche ben si adattano a entrambe le opzioni: dipende dalla volontà e, ovviamente, dallo spazio di cui si dispone.
Vediamo ora il capitolo riguardante la coltivazione in suolo

LA COLTIVAZIONE IN SUOLO

Talvolta si può disporre di un fazzoletto di terreno. Se disponibile, si possono riproporre le condizioni di vita naturali delle piante. Le aromatiche si adattano con diversi utilizzi a svariate condizioni: ad esempio si possono creare siepi nane, ottimo elemento di delimitazione, o più alte, per ricavare nicchie di privacy, basti pensare alle numerose varietà di lavanda e alla compattezza di molti fogliami. Rosmarino, salvia, finocchio possono essere coltivati con soddisfazione in pieno suolo, perché presentano un portamento “cespitoso” (non strisciante). Erbe rigogliose come basilico e menta possono andare ugualmente bene, ma richiedono regolare diradamento o spazi completamente dedicati. Il terreno ideale per le erbe aromatiche, come per la maggioranza delle piante, dovrebbe essere sciolto e arieggiato, cioè privo del rischio di ristagni d’acqua, pena la diminuzione dei profumi, l’appassimento delle parti verdi, uno sviluppo vegetativo compromesso e la marcescenza delle radici. Dovrebbe, inoltre essere arricchito con concimi organici per favorire un migliore sviluppo della pianta.

La preparazione del terreno. Prima di affrontare il trapianto occorre lavorare il terreno con strumenti leggeri (zappette, vanghette da giardinaggio), in modo da arieggiarlo.
L’epoca dei lavori dipende anche da dove si trova lo spazio: se non siamo sotto una veranda o comunque esposti alla pioggia, occorre iniziare il lavoro per tempo, prima delle precipitazioni invernali, garantendo alle zolle qualche settimana (ancor meglio qualche mese) di “lavorazione” da parte degli agenti atmosferici. Allo scopo di migliorare le caratteristiche del terreno può essere utile aggiungere substrati reperibili in commercio, anche misti, come terriccio, argilla espansa o altro materiale drenante, soprattutto nella porzione che accoglierà le radici delle piantine.

I PRO E I CONTRO DI TANTE ALTERNATIVE

Per quanto riguarda i cosiddetti metodi ‘fuori suolo’ il filo conduttore è quello dell’ottimizzazione intelligente del poco spazio a disposizione. La coltivazione in contenitore, oltre all’innegabile comodità, trova principale vantaggio nella possibilità di spostare le piante a seconda delle esigenze.

Quando fa troppo caldo possono essere condotte in una posizione meno soleggiata, mentre in inverno le perenni semi-resistenti hanno bisogno di un rifugio da possibili gelate. Per quanto riguarda il materiale vanno bene sia vasi in terracotta che quelli in plastica. I contenitori in terracotta sono preferibili perché più “vivi”: lasciano passare un po’ di ossigeno impedendo i ristagni d’acqua, si rovesciano meno facilmente, mantengono costantemente la temperatura del terreno e…sono più belli esteticamente!! I vasi in plastica, che tendono a scaldarsi e lasciano arieggiare poco il suolo, sono però più maneggevoli e molto meno fragili. L’importante è che il contenitore abbia i fori di drenaggio sottostanti e che il diametro sia almeno 15/20 cm, affinché le piantine abbiano spazio sufficiente per sviluppare le radici. In commercio si trovano anche vasi in fibra di cocco, carta, torba compressa. Hanno due caratteristiche impareggiabili dal punto di vista ecologico: sono riciclabili al 100% e rappresentano il massimo per la pianta: è come se attorno ci fosse altra sostanza organica, oltre al pane del terriccio.

Le piante, così, soffrono poco lo stress idrico e lo stress da trapianto rispetto ai vasi canonici, perché questi possono essere collocati direttamente nel terreno e si degradano da soli, apportando anche nutrimento organico. Qualora si disponga di maggiori spazi sul balcone o sul terrazzo i vasi potrebbero essere sostituiti da vere e proprie fioriere in legno, terracotta o plastica.

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